testi
“ShingLe 22 j – Biennale d’Arte di Anzio e Nettuno”
Paolo Ollano apre con un lacerante cuneo il groviglio di immagini-memoria riportando la realtà a frammento lacerato.
(Dal catalogo della mostra – Dario Evola)
“Autoscatti”
Paolo Ollano si riprende in controluce davanti ad orizzonti illimitati, nuvole e cielo come sfondo…
(Dalla presentazione della mostra – Maria Spissu Nilson)
“Non chiudere gli occhi”
…Poco distante, allo Spazio P, vico Barcellona 7, Paolo Ollano propone con esiti interessanti una personale che da conto della sua attuale ricerca. In “Non chiudere gli occhi”, a cura di Erica Olmetto, l’artista allinea una serie di sensibili opere che utilizzano fotografia, pittura, inserti di carta. Si leva un senso di speranza, nonostante il pessimismo di fondo, dagli assemblaggi che Paolo Ollano distribuisce con ritmo pittorico tra le pareti che lo ospitano. Su tutti quegli occhi, ritratti in fila escludendo il resto dei volti, passa il graffio acuto di un filo spinato, materiale da guerra in trincea. Incollate dal metallo, le palpebre sono pesanti e condannate a un buio volontario. Ma basterebbe alzare lo sguardo, suggerisce l’autore, per far trasparire la luce e vedere i propri simili e ritrovarli e forse capirli. Scrive al riguardo Erica Olmetto, nella sua presentazione: “Esortazioni, messaggi di conforto e di fiducia, fiumi di parole scaturiscono dalle opere di Paolo Ollano, incastonate, sovrapposte, cucite insieme al colore e alle forme all’interno dei pannelli, così da ottenere un perfetto ordine grafico e un risultato estetico di grande effetto, scomposto e ricomposto attraverso cento, mille immagini ripetute in modo quasi ossessivo, filtrate da un linguaggio pop/neo realista incredibilmente attuale”.
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Arte – 05 Maggio 2007 – Alessandra Menesini)
Non chiudere gli occhi, non fare finta di niente. Davanti a te c’è una realtà che ti perseguita da quando sei nato e ti tormenta senza tregua perché quella che conduci non è una vita che ti appartiene, non è la tua vita, è solo un misero e infelice compromesso che hai accettato per salvarti dall’orlo del precipizio. Il compromesso sembra, solo apparentemente, l’unico asso nella manica che ti permette di sopravvivere, anche se la vita si trasforma in un inferno e il rimedio alla fame e al dolore è solo la droga e la vendita del tuo corpo: “Ora so che l’unica cosa che ci salva dall’essere cancellati è il coraggio di amare ancora, sognare ancora. Ora so che esisterò finché un poco di luce si rifletterà nei tuoi occhi. Non chiuderli. Non spegnerli. Guardami”. Esortazioni, messaggi di conforto e di fiducia, fiumi di parole scaturiscono dalle opere di Paolo Ollano, incastonate, sovrapposte, cucite insieme al colore e alle forme all’interno dei pannelli, così da ottenere un perfetto ordine grafico e un risultato estetico di grande effetto, scomposto e ricomposto attraverso cento, mille immagini ripetute in modo quasi ossessivo, filtrate da un linguaggio pop/neo realista incredibilmente attuale. Le due parti distinte presenti nei piccoli pannelli e nelle tessere, la texture e l’immagine fotografata, sono asimmetrici rispetto alla posizione che assumono nel complesso dell’installazione, una scatola abilmente congegnata in modo tale che l’immagine dell’occhio, aperto o chiuso, abbia funzione catalizzante di specchio riflesso. La dimensione dei pannelli cambia di continuo: ridotta nelle 48 tavolette con gli occhi chiusi, si dilata improvvisamente nei due pannelli più grandi dove il reticolato crea un’illusione ottica data dalla sovrapposizione di due piani, il piano di chi guarda prigioniero di quella rete e il piano di chi vive oltre e assapora la libertà visibile in mezzo ai frammenti di giornale e i collage dada, per poi, infine, ridursi di nuovo nelle 90 tessere con gli occhi aperti rinchiusi dietro il filo spinato. Il titolo Non chiudere gli occhi, così come il tema centrale del progetto, traggono ispirazione dal libro a cura di Danilo Manera Vedi Cuba e poi muori, “una storia di paura solitudine e fame” ambientata nell’Avana nel periodo successivo alla caduta del muro di Berlino. Ancora una volta l’artista cagliaritano, noto per la sua capacità di cogliere in modo puntuale e introspettivo gli aspetti della società moderna, continua a caratterizzare i propri lavori di un forte spirito critico lanciando, attraverso i brevi frammenti di testo, messaggi di speranza. “Non te ne andare dall’Avana. Disegnaci ancora sopra il tuo sorriso, macchiala ancora. Tienici vivi. Non chiudere gli occhi. Non spegnere quest’ultima, minuscola luce. Perché qui è già troppo buio, sempre più buio”. Non a caso l’artista sceglie una situazione storica di questo genere, con l’intento di diffondere attraverso l’arte una piccola fiamma, scavare dentro e far emergere un disagio sociale latente, a noi che stiamo dall’altra parte del muro e costituiamo quella speranza, quello spiraglio di luce e agli altri che vedono – purché non chiudano gli occhi – dall’altra parte del filo spinato.
(Dal testo critico della mostra – Erica Olmetto)
“inLOCO – l’arte corre sul fiume”
Il dittico Pol pot di Paolo Ollano afferisce a una dimensione tutta politica che parla di controllo sociale e schedature di massa, di annullamento di identità da parte di un potere sempre più persuasivo e violento.
(Dal catalogo della mostra – Ivo Serafino Fenu)
“In-sedia-menti”
…si contrappone alla monumentale struttura concettuale di Paolo Ollano. Lontano dal significato di accoglienza e comodità e al di là del gusto per l’effetto pittorico e grafico, per l’artista la sedia rappresenta un luogo terapeutico, spesso sede di lunghi e tormentati travagli legati alla malattia e alla guarigione.
(Dalla presentazione della mostra – Erica Olmetto)
Paolo Ollano vede la sedia come luogo di attesa: una sala d’aspetto di un ospedale, un luogo di dolore ma allo stesso tempo di vita e di speranza.
(Dal quotidiano “Il Giornale di Sardegna”, Culture – 04 Luglio 2006 – Francesca Mulas)
E’ la sedia delle trasfusioni sanguigne, quella che Paolo Ollano concretizza. Sofferenza e drammaticità sono in questo caso edulcorate dal messaggio positivo che la consacra come inesauribile fonte di vita.
(Dal sito www.exibart.com- Roberta Vanali)
Dolente, nel legno sagomato e dipinto, il sedile da reparto ospedaliero di Paolo Ollano.
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cultura – 13 Settembre 2006 – Alessandra Menesini)
“Stanza 10”
Ancora, ancora, ricompare un tema corrente. La visione toglie il fiato, lascia senza parole. L’incontro con “Stanza 10” è così: toglie il fiato. E’ necessario il silenzio, è imbarazzante lo sguardo con quegli sguardi… Paolo Ollano che aveva esordito frantumando la composizione delle sue lacerazioni, ha ricomposto il puzzle, come se tutti i piccoli pezzi, finalmente, avessero trovato ciascuno il loro spazio. Come in una catarsi ora appare un’immagine chiara e senza paura. Osa. Le opere si concedono per due terzi all’emozione che appare chiara e leggibile nella forma; la lacerazione la spacca in due come un solco profondo che rimane sulla pelle. Il bianco ed il nero. Il nero è illuminato da lampi di un bianco quasi luccicante e le opere si congedano con il colore. Viola, rosso, blu, giallo e verde. Il colore che, no, non può essere troppo brillante e viene celato da una fitta rete. Un’indecifrabile scritta [camera] [sterile] [stanza] [10] trova posto a contrasto quasi per darci il tempo di riprendere fiato. Con grande forza ci regala qualcosa di suo? Forse il suo messaggio è oltre, perché, costi quel che costi, il messaggio è il fine delle sue creature. …”Anche la sofferenza ci insegna la vita, più che la vita la sopravvivenza, la forza, la speranza…” E la speranza vai a guardarla li: Opera “Via Majorana”; sembra chiudere la serie di quegli sguardi ora disperati, ora innalzati ad un’altra dimensione, fermi in quell’istante, che prima ci avevano rapiti e che qui non servono più. Tutto sta alle spalle e si guarda avanti…
(Dalla presentazione della mostra – Giulia Dessi)
… “Stanza 10”, opere di grande formato di Paolo Ollano. Pesante è il tema scelto, protagonista dei suoi scatti è una stanza d’ospedale. Con un malato, in pigiama e mascherina. Dalla camera sterile al momento post-operatorio, le fotografie ci guidano in un percorso difficile da digerire. Un aspetto della vita anche questo, che i più non vorrebbero vedere ma che comunque c’è, e Ollano racconta questa vicenda con una schiettezza quasi imbarazzante. Immagini crude lacerate da tagli e accostate a squarci di verde, blu, viola e giallo che illuminano il percorso della malattia. Colori mai accesi, ma velati da una sottile rete metallica, e trattati con acidi fino a ottenere una superficie graffiata. Lettere e numeri, sulle opere, da ricomporre come un puzzle ci dicono solo “Camera sterile- stanza 10” e un numero di telefono, voce del malato aldilà della porta. “Via Majorana” chiude l’esposizione: esterno, vista sulla città; una speranza, una vita nuova che ricomincia.
(Dal quotidiano “Il Giornale di Sardegna”, Culture – 22 Ottobre 2005 – Francesca Mulas)
“S.A.F.”, Sardegna Arte Fiera
…Hanno senza dubbio contribuito ad arricchire la qualità dell’operazione iniziative personali come quelle di …Paolo Ollano…
(Dal sito www.exibart.com – Erica Olmetto)
“PàP”, Artisti Prêt à Porter
…Una riflessione attuale propone il libro-quadro firmato da Paolo Ollano: nelle due pagine affiancate con le definizioni di cibo e fame si vedono in filigrana le famose zuppe Campbell di Andy Wharol da un lato, e una sagoma di bambino denutrito dall’altro…
(Dal quotidiano “Il Giornale di Sardegna”, Culture – 29 Aprile 2005 -Francesca Mulas)
“La trama e oltre…”, Abiti d’Artista
…Tronco di cono e maniche a croce per Paolo Ollano. La sua opera “Metamorfosi”, risolta tra variazioni di collage ed elementi pittorici, esprime il disagio dell’artista prigioniero di se stesso. Sulla sommità silenziose farfalle, speranza di voli futuri…
(Dalla presentazione della mostra – Wanda Nazzari)
…al contrario la Metamorfosi di Paolo Ollano si presenta come un involucro rigido ed informe che vorrebbe evidenziare l’impossibilità di esprimersi…
(Dal sito www.exibart.com- Roberta Vanali)
“Aurea”
…mentre Paolo Ollano sceglie il rosso e il bianco per un cuneo che affonda alle radici del buio…
(Dalla presentazione della mostra – Alessandra Menesini)
“VisioniINquiete”
Visioni “inquiete” quelle di Paolo Ollano, cupe nel loro nascere, che vanno man mano rischiarandosi, ma sempre e comunque inquiete nel groviglio di collage, inizialmente ordinato ma pungente, attento ad un messaggio forte, unito al blu, viola, aranciati dalle forse “troppo controllate” lacerazioni che poco rispecchiano l’animo dell’artista. Per Ollano sono un “simbolo”, simbolo di una lama che taglia profondamente con la realtà , la sua realtà, questa realtà contraddittoria, fredda, egoista. Così, lui la vive, ma il suo creare è anche ricerca e memoria. Il suo intento è “catturare” il pensiero tra le molteplici immagini-ricordo, la riflessione profonda che affonda nel colore astratto della lacerazione, quasi a non trovare risposta alcuna. Nella non casuale ricostruzione grafico-pittorica Ollano cerca di mascherare l’inquietudine della sua complessità, dei suoi vissuti, dei suoi ricordi, delle sue angosce, come un mare in tempesta vorticosamente il collage e il colore puro catturano anche il vostro vissuto. Inizialmente è “forte” ed “angosciante”, meglio “inquietante” l’impatto con le sue opere, a cui l’osservatore a volte non si avvicina, oppure si avvicina con diffidenza. Ma li, a pochi centimetri di distanza, colui che riesce ad osservare, dopo pochi minuti viene catturato dalle immagini che se attentamente fruite attivano la mente, ed è inevitabile che qualcuna di quelle figure, ora chiare, ora confuse, lo “risucchino” dentro il proprio essere, le proprie memorie… e, inizia la meditazione…, il fine ultimo dell’artista. Riflessioni drammatiche e violente possono allontanare l’osservatore che spesso si affretta a varcare la soglia dell’indifferenza. Loro, le opere, che si erano accese ai rossi, azzurri, verdi, neri dell’immaginazione, si riassopiscono e come col calare del sole, non più illuminate, si addormentano.
(Dalla presentazione della mostra – Giulia Dessi)
“Imperfetto futuro”, art in progress 2002
…Il cuneo che Paolo Ollano ha inciso di fronte a lui è sollevato in un rilievo da cicatrice non rimarginata, affondo lacerato da cui emerge il volto di un bambino…
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cultura – 25 Settembre 2002 – Alessandra Menesini)
“Fermata di tempo”
…Nella figurazione intensa e dolorosa si palesa la riflessione …discordante e sofferta di Paolo Ollano, accomunati da un sentimento del tempo percepito come frammento, lacerto, faticosa e travagliata presa di coscienza…
(Dalla presentazione della mostra – Mariolina Cosseddu)
…Il cuneo lacerante di Paolo Ollano sintetizza una fatica del vivere…
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cultura Arti – 12 Giugno 2002 – Alessandra Menesini)
…La “fermata”di Paolo Ollano, è un cuneo chimico/batteriologico che insidia – violento – la superficie, rivestita di fotografie a contrasto esagerato di uomini e donne vittime del ‘900…
(Dal sito www.exibart.com – Andrea Delle Case)
…O quelli di Ollano,…: la tela si presenta come un campo di indizi dove riemergono al presente frammenti di memoria sentiti come esperienza vissuta qui e ora…
(Dal bollettino “InformaArt magazine” – Giugno 2002 – Italo Medda)
“Trenino dell’Arte”
…In Paolo Ollano sogno e geometria, oggetti trovati, numeri e lettere nitidamente dipinti contro un fondo di giornale, sembrano aver trovato la formula di un equilibrio difficile…
(Dal catalogo della mostra – Maria Grazia Scano Naitza)
“Imperfetto futuro” 2001
…Paolo Ollano ha tracciato un cuneo colorato, insinuandolo con forza tra i collages di pezzi di giornale…
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cultura – 05 Luglio 2001 – Alessandra Menesini)
“Tre”
…Paolo Ollano, che andando oltre gli spazi consueti della tela, affonda il colore negli spazi lacerati nel supporto ligneo, offre frammenti di storie raccontate con una varietà di combinazioni come in un sicuro teatro, animato da fatti, persone e sentimenti e tormentato dalla continua lotta tra un’aspirazione all’armonia e una conflittualità irrisolta…
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cultura Arti – 15 Marzo 2001 – Maria Dolores Picciau)
Echeggiano fra gli spazi della galleria forti tensioni emotive. Le “Lacerazioni” di Ollano ci accolgono lucidamente rabbiose, collage di immagini sulle umane contraddizioni squarciate dall’impeto rabbioso di chi non ci sta. La sofferta sensibilità con cui Ollano riflette sull’animo umano emerge dalla cura messa nell’assemblare i frammenti di storia, in un movimento curvilineo che segue il confuso flusso di pensieri, a cui cerca di porre ordine la razionale geometria del supporto. Precaria memoria che la rabbia lacerante squarcia con un fendente, annullando la pacata comprensione delle “diverse direzioni comportamentali dell’essere”.
(Dal sito www.sardiniapoint.it – Roberto Sanna)
…Inizia con il figurativo, il giovane Ollano, ma…decide di abbandonarlo dedicandosi alla tecnica di collage di immagini, legno, gomma, cartapesta, sabbia, fibre vegetali. Il suo messaggio è rivolto alle “Lacerazioni” (da cui prendono i titoli delle sue opere) della vita: “Spaccati di realtà si compenetrano e si contrappongono, creando contrasti visivi ed emozionali…Frammenti di storia, vicina e lontana, mostrano differenze esistenziali”. Ancora, “…icone, simboli temporali si confrontano tra loro. Particolari che raccontano il presente, che combattono la battaglia tra il bene e il male, tra il bello e il brutto, tra il superfluo e il necessario, tra la miseria e la ricchezza, tra la gioia e la disperazione”…
(Dal sito www.vaisardegna.it – Laila Di Naro)
“Contemporary Art Special Award”
Lavoro originale per taglio e dimensioni, in grado di aprire alla fantasia e insieme additare un utilizzo di materiali non convenzionali.
(Dal sito www.artonline.it – Maria Teresa Benedetti, Silvia Bordini, Alberta Gnugnoli, Gioia Mori, Maria Cristina Tonelli Michail)
“Concorso Europeo”
Sono stati premiati ieri i giovani che hanno partecipato alla ventiquattresima Giornata europea della scuola, una manifestazione organizzata dal gruppo cagliaritano dell’Aede (Association europeenne des enseignants). …studenti che hanno vinto il concorso presentando una prova grafica o un tema. Vincitori nella prova grafica: …Paolo Ollano, (terza media dell’istituto “Foscolo”). La manifestazione si è svolta nell’aula magna del liceo “Dettori”: vi hanno partecipato presidi, professori e alunni delle scuole cagliaritane e della provincia. …
(Dal quotidiano “L’Unione Sarda”, Cronaca di Cagliari – 11 Maggio 1977)